Fonte: IRIB.ir
Enrico Galoppini: “Islamofobia va ben più in profondita rispetto a quello che viene trattato sotto l’etichetta di un vago razzismo o discriminazione …”
Da poco è uscito un suo libro “Islamofobia”. Di questo argometno si parla spesso e sopratutto in modo errato. Abbiamo chiesto a Galoppini “da quale angolazione ha voluto vedere e dipingere questo fenomeno che fa parlare tanto di sè e viene vissuto quotidianamente dai musulmani che vivono all’estero”.
Enrico Galoppini: “Dunque quello che ho voluto esprimere in questo libro Islamofobia che raccoglie una serie di articoli, riflessioni sull’argomento svolte in circa otto anni dal 2000 al 2008; e riguarda qualcosa che a mio parere va ben più in profondita rispetto a quello che viene trattato comunemente sotto l’etichetta di un vago razzismo o discriminazione. Infatti ciò di cui mi sono accorto col passare del tempo è che il motivo fondamentale per cui vengono scatenate a ritmo regolare e con diversa intensità a seconda del momento sono le campagne di odio verso l’Islam e i musulmani mirate a suscitare correnti di sostegno ai vari obiettivi, mire che appunto gli attori dell’islamofobia hanno in mente. In altre parole si tratta di garantire un sostegno e quindi una connivenza anche al livello ideologico da parte di un pubblico, verso queste campagne militari in primis, ma anche come abbiamo visto recentamente verso l’Iran, di sovversione secondo lo schema del soft power di realtà scomode per gli interessi statunitensi e occidentali in genere nella regione vicina e mediorientale, abitata dalle popolazioni arabe o musulmane nel caso dell’Iran. Quindi c’è un forte interesse a presentare Islam e musulmani come la fonte di ogni malvagità e pericolo…”.
Fonte: IRIB.ir

















gennaio 16th, 2010 at 04:09
Islam. Fobie e pregiudizi
L’epoca in cui viviamo è caratterizzata da un’ignoranza preoccupante sull’Islam. La conoscenza di questo argomento (al di là dal piacere di apprendere che caratterizza lo studioso e il semplice curioso) è estremamente utile, se non addirittura imprescindibile, per meglio capire la situazione geopolitica internazionale nonché l’assettogaloppini_fondo-magazine delle nostre future società occidentali, le quali sono esposte da diversi decenni a flussi migratori progressivamente crescenti e continui di persone che praticano la confessione musulmana o comunque gli usi e le tradizioni arabo-islamiche.
Partendo da questa premessa, Enrico Galoppini nella sua ultima fatica letteraria Islamofobia – Attori, Tattiche, Finalità (Edizioni All’Insegna del Veltro, Parma 2008[1]) intende orientare il lettore attraverso un percorso guidato di introduzione alla materia islamica, con il duplice scopo di fornire solidi strumenti per abbozzare un’interpretazione corretta del fenomeno e denunciare quell’odiosa disinformazione sull’Islam, funzionalmente messa in opera dai suoi principali avversari e detrattori.
La prima parte di questa raccolta ragionata di articoli e interviste (rispettivamente scritti e rilasciate dall’autore su diverse accreditate pubblicazioni, quotidiani e riviste tra il 1999 e il 2007), getta le basi della discussione ed è sostanzialmente dedicata a spiegare cosa sia l’Islam. Confutato anzitutto il teorema per il quale ogni credente islamico è un potenziale terrorista o quantomeno un “attentatore suicida” volto acriticamente al martirio, particolare attenzione viene poi dedicata a dipanare gli equivoci più comuni che la nostra civiltà nutre nei confronti dell’Islam e dei musulmani in genere, a partire da quelli lessicali. L’autore – arabista di dichiarata fama – si sofferma infatti sull’analizzare alcune parole, entrate ormai nel gergo giornalistico (es. jihâd, shahîd, mujâhid), il cui significato è spesso frainteso dai più o travisato ad arte dai delatori. Non vengono infine lesinate critiche acerbe ai mass media per la noncuranza nel recuperare, spesso superficialmente, notizie ed informazioni a riguardo e la scarsa attenzione dimostrata nel garantire una più equilibrata partecipazione di persone titolate sull’argomento nei contraddittori televisivi quasi sempre unilateralmente indirizzati.
Il secondo capitolo affronta invece un esempio storico concreto e riguardante l’Italia da vicino ossia l’esperienza coloniale, prima règia poi fascista, in Libia: una sorta di sguardo al passato per capire da dove nasca quell’immagine distorta e stereotipata del mondo arabo-islamico che il nostro paese ha costruito negli anni, anche muovendo da certi pregiudizi fascismo-e-islam_fondo-magazineduri a morire e ravvisabili già all’epoca. Si tratta di una sezione davvero importante del testo la cui trattazione, anche sommaria, esulerebbe però lo scopo di questa recensione. Vale la pena ricordare a questo proposito che al presente tema, Galoppini dedicò a suo tempo un bellissimo studio monografico intitolato Il Fascismo e L’Islam (Edizioni All’Insegna del Veltro, Parma 2001), del quale ci permettiamo di consigliare caldamente la lettura.
Cruciale è poi quel terzo ed ultimo gruppo di articoli, indirizzati a smascherare i principali “attori e finalità” dell’islamofobia: in questa presente fase storica, caratterizzata – per dirla col filosofo Costanzo Preve (che peraltro firma la post-fazione del testo) – da un quarto conflitto mondiale in corso, i vincitori del terzo – ovvero gli Stati Uniti d’America, a scapito del blocco sovietico nella cosiddetta Guerra Fredda – propinano ormai da anni un’immagine dell’Islam volutamente contraffatta e tendenziosa. Incessante è stata infatti la propaganda, particolarmente operata in Occidente da almeno un ventennio a questa parte ed acuitasi evidentemente a partire dal 11 settembre 2001 in poi: un messaggio massificato, sapientemente costruito richiamandosi a quei pregiudizi sedimentati nei secoli – in particolare in Europa – circa il cosiddetto “mondo arabo” e volto a suscitare allarmismo e preoccupazione intorno ad una civiltà – quella islamica appunto – alternativamente presentata come politicamente problematica, socialmente imbarazzante e religiosamente deprecabile.
Una campagna mediatica di (dis)informazione tanto massiccia è chiaramente funzionale al certamente ambizioso scopo, malcelatamente perseguito dagli Yankees negli ultimi sessant’anni: la completa realizzazione di un nuovo ordine mondiale unipolare, asservito ad un’unica superpotenza, economicamente instradato al libero mercato, governato da una “giustizia universale” (con tanto di tribunali internazionali che si accaniscono sui crimini di guerra perpetrati solamente dagli sconfitti), devoto ad una onnicomprensiva “religione mondiale” (moralista e farcita di buonismo), illusoriamente pacificato e in cui le differenze, pur riconosciute, vengono sminuite a semplice folklore.
Per raggiungere tale obiettivo, gli Stati Uniti hanno tuttavia davanti a sé ancora un ultimo ostacolo: estendere la propria influenza geopolitica e commerciale nel cuore dell’Eurasia, cioè, in modo particolare, spingersi sino in Cina e Russia, centri di potere tradizionalmente non allineati a Washington. Esattamente come, per infiacchire l’URSS, era essenziale indebolire la Iron Curtain che la circondava, così oggi per i “falchi” a stelle e strisce è decisivo acquisire il controllo di quella cintura di regioni che ancora isola il blocco eurasiatico dalla penetrazione occidentale e tra cui figurano per lo più paesi a maggioranza musulmana (i cosiddetti “stati canaglia”: Iraq ed Afghanistan, ancora Iran e Siria ma anche la Corea del Nord che islamica certo non è!)
Ecco quindi spiegata l’esigenza di fomentare il cosiddetto “scontro di civiltà”, associando la figura dell’islamico a quella del terrorista e facendo leva da un lato su pruriti religiosi (per esempio contrapponendo, invece di accostare, l’Islam alle altre confessioni monoteiste e accentuandone i soli aspetti più marcatamente criticabili grazie ad una presentazione artefatta) o direttamente sui più bassi e triviali istinti (la sicurezza, il disgusto per il diverso) e la generale ignoranza diffusa sulla materia.
Ironica ed interessante risulta la classificazione che l’autore fa di coloro che prendono generalmente posizione, benché privi di argomentazioni solide, contro il mondo islamico e nemmeno vengono risparmiati coloro che si esprimono a favore dell’Islam ma mossi da intenti sbagliati che rischiano di fare il gioco dei suoi principali diffamatori.
A chi poi potrebbe ipotizzare, leggendo fin qui questa recensione, che si tratti di un testo tutto sommato di parte e decisamente filoislamico, è riservata un’inaspettata sorpresa: in almeno un paio di articoli al vetriolo componenti la raccolta, l’autore non risparmia da critiche giuste e mirate, i musulmani stessi e il loro modo di porsi, talora inopportuno, nei confronti della civiltà occidentale.
Un libro agevole, bilanciato e sagace insomma, piccato al punto giusto, di facile comprensione anche per il non specialista e dedicato in particolar modo a tutti coloro i quali, pur condividendo le tesi geopolitche cui perviene l’autore in conclusione, hanno ancora quel pregiudizio, quella “fissa” viscerale nei confronti dell’Islam.
Davide